Voler avere ragione è profondamente umano. Quando le nostre idee vengono confermate ne traiamo una soddisfazione reale, e tendiamo a cercare ciò che la prolunga. È il bias di conferma: privilegiare le informazioni che vanno nella nostra direzione e minimizzare quelle che ci contraddicono.
Come si manifesta in azienda
- Una diagnosi fatta troppo in fretta, che non viene più rimessa in discussione nonostante i fatti.
- Dati cercati per giustificare una decisione già presa.
- Un riscontro dal reparto scartato perché viene da «qualcuno che si lamenta sempre».
- Una soluzione che ha funzionato altrove, applicata senza verificare che il contesto sia lo stesso.
Una volta radicata, un’opinione resiste alle prove contrarie. Nella risoluzione dei problemi è particolarmente pericoloso: si finisce per correggere la causa che ci si era immaginati, non quella che esiste.
Il reparto ha sempre ragione. Bisogna però accettare di ascoltarlo.
Tre riflessi per proteggersi
- Andare a vedere: osservare sul posto prima di concludere e confrontare la propria ipotesi con i fatti.
- Cercare attivamente ciò che potrebbe smentire la propria idea, non solo ciò che la conferma.
- Aprire la discussione: chiedere il parere di chi non la pensa come noi, e ascoltarlo davvero.
L’apertura mentale non è una debolezza del dirigente. È una condizione di lucidità. Le decisioni migliori raramente vengono da chi vuole avere ragione, ma da chi cerca di capire.
Da ricordare
- Cerchiamo spontaneamente di confermare ciò che pensiamo già.
- Nella risoluzione dei problemi, il bias porta a trattare la causa sbagliata.
- Andare a vedere, cercare la contraddizione, ascoltare le opinioni divergenti.



